La differenziata, una pratica quotidiana

Il gruppo che si è occupato della parte del programma riguardante l’ambiente e lo sviluppo sostenibile ha individuato alcuni interventi che possono rendere più virtuoso il nostro Comune in merito alla raccolta dei rifiuti. In questo breve spazio proviamo a descriverne alcuni.

Girando un po’ tra i vari paesi dell’hinterland milanese, ci siamo accorti che alcuni comuni hanno adottato dei cestini pubblici “differenziati”, ovvero dei cestini suddivisi in quattro, con dei contenitori per la plastica e alluminio, per il vetro, per la carta e per l’indifferenziata. Ovviamente non ci siamo meravigliati, perché non sono del tutto una novità questi cestini, però l’averli visti ci ha fatto pensare quanto un provvedimento semplice e a basso costo possa fare tanto sia per l’ambiente ma anche per l’educazione dei più giovani. Proviamo a pensare a vent’anni fa quando si buttavano via tutti i rifiuti domestici in un unico cassonetto, al massimo si faceva lo sforzo di andare a gettare il vetro nelle “campane verdi” in giro per il paese (per me che ero bambino a volte solo per il gusto di sentire il vetro rompersi).

Poi si è iniziata a fare la raccolta differenziata nei condomini, prima solo della carta e della plastica, infine è arrivato l’umido. In una prima fase tutte le famiglie si sono dovute abituare ad una pratica meno comoda, però i più piccoli che vedevano il papà o la mamma iniziare a differenziare in casa i rifiuti, per loro questa è stata percepita come un’azione normale. E allora se è normale all’interno delle famiglie, perché non deve essere possibile anche in giro per il paese? Se il mio senso civico ed ecologico deve essere presente nelle mura domestiche, che senso ha che quando esco di casa non mi sia permesso esprimere tale senso civico? Se al posto dei normali cestini che sono in giro per il paese ci fossero dei cestini per la raccolta differenziata, qual è la quantità di rifiuti che il comune di Settimo Milanese potrebbe differenziare ed usare come risorsa? Riteniamo quindi che un investimento di poca entità quale quella di tali cestini porti in breve tempo un aumento dei rifiuti riciclati e anche un ritorno economico. Non meno importante la parte educativa di questo intervento, perché se il bambino vede il genitore o anche un semplice passante “effettuare una scelta” sull’oggetto da buttare e decidere di buttarlo nell’apposito cestino, quel bambino quando crescerà effettuerà tale scelta in maniera automatica senza nemmeno rendersene conto, acquisendola da subito come “buona pratica”.

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Sempre in tema di educazione, abbiamo pensato che sarebbe bello istituire nelle scuole un evento nel quale le varie classi si “sfidano” a chi porta più rifiuti da riciclare (ovviamente materiali non pericolosi quali carta e plastica). Organizzare anche delle visite guidate che portino le scolaresche a visitare i luoghi dove si riciclano i rifiuti, mostrando così ai bambini dove vanno a finire i loro sforzi di separare gli scarti, e come vengono riutilizzati. E perché no? Magari facendo anche vedere come viene prodotta una bottiglia di plastica o un giornale e quanta materia prima viene usata.

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