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ANALISI DEL VOTO E RIFLESSIONI SUL FUTURO.

LA SINTESI DEL VOTO

Domenica 4 marzo il 73,1% degli italiani è andato a votare per Camera e Senato.

Rappresentazione dell’Italia dopo le elezioni del 4 marzo

I dati più rilevanti sono stati: il 37,2% dei voti ottenuti dalla coalizione di centro destra (con la Lega che triplica i voti), il   32,6% dei voti andati al Movimento 5 stelle (crescita di 7,1 punti percentuali rispetto alle politiche del 2013) e il PD che è calato del 30,2% in voti assoluti. (dati Istituto Cattaneo).

Alcuni media hanno sintetizzato questi dati con una immagine dell’Italia colorata di azzurro al nord (maggioranza dei voti alla destra) e di giallo al sud (Movimento 5 stelle). In sintesi il razzismo e il populismo: gli estremismi sono i vincitori di questa tornata elettorale. Tutto semplice: se ci si dimentica che  questa legge elettorale è  frutto di calcoli di potere.
Se avessimo avuto una legge elettorale più semplice e chiara il M5s governerebbe, ma con questo sistema, il ‘Rosatellum’ , approvato attraverso 5 richieste di fiducia in Senato, sapevamo che un unico partito sarebbe dovuto arrivare al 40% per avere la maggioranza di seggi .

Per questo il  Movimento non aveva votato questa legge e denunciato subito lo scopo portato avanti dal Pd e da FI: impedire ad un unico partito la governabilità e costringere ad accordi e coalizioni, a quell’inciucio tra “moderati” che aveva già dato vita al Patto nel Nazareno. Era esattamente quello che loro volevano, per contrastare il nostro avanzamento, ma certamente non si aspettavano questi risultati.

Un elettore su 3 domenica 4 marzo ha votato per il M5S e ha dato fiducia ad una forza politica nata meno di dieci anni fa (il 4 ottobre del 2009). Questo è un fatto straordinario che dà speranza ad un Paese che ha votato perché vuole –e forse sarà possibile- un’alternativa di governo a Renzi!

ALCUNE RIFLESSIONI POST VOTO

Pare veramente ridicolo a questo punto leggere i commenti di eminenti esponenti di sinistra e di destra, che sembrano aver dimenticato la loro storia personale, quella del loro partito e quella dell’ultima legislatura: se prendiamo, ad esempio, il Corriere della sera del 14 marzo troviamo tre articoli:

  • una intervista a Lupi (ve lo ricordate? Ex DC, ex FI, ex PdL, ex NCD, ex Ministro dei Trasporti dimissionario per lo scandalo “Grandi opere”, attualmente in Noi con l’Italia) che propone come premier Salvini , una delle due presidenze di Camera o Senato a Forza Italia, e indica come <interlocutore naturale> il PD;

 

  • un articolo su Maurizio Martina (Ministro dell’Agricoltura dimissionario e attuale leader pro-tempore del PD, ex bersaniano oggi renziano in pectore)che alla trasmissione Porta a Porta ha definito il leader del Movimento 5 stelle <irresponsabile e arrogante> forse dimenticandosi qual è stato in questi anni l’atteggiamento di Renzi…-un’intervista a Dario Franceschini (PD, Ministro ai Beni culturali), che propone un esecutivo, una <legislatura costituente> che faccia una nuova legge elettorale e traghetti a nuove elezioni …forse dimenticandosi di essere un esponente di quella maggioranza che ha ritardato il più possibile il momento del voto dopo la sconfitta al referendum di riforma della Costituzione del 4 dicembre 2016 (quello per cui Renzi aveva detto che lasciava per sempre la politica) e ha votato l’attuale legge elettorale.

 

Il compito che spetta a Mattarella alla vigilia delle elezioni del Presidente di Camera e Senato non sarà facile: si parla di governo “di scopo” o addirittura di governo “a progetto”. Un’unica certezza: non abbiamo ancora un Governo, ma disponiamo già di un’opposizione: il PD dopo aver portato irresponsabilmente a questa situazione elettorale si chiama fuori da ogni confronto istituzionale, attenta com’è a rigenerarsi e non paga di aver creato lo scenario parlamentare incerto nel quale siamo calati. Si tratta di un partito vecchio e incapace di analizzare con pensiero critico la propria disfatta; ecco perché i loro esponenti apicali, feriti nell’orgoglio, amano ripetere il mantra renziano: “Adesso vediamo cosa faranno…”

 

IL VOTO A SETTIMO MILANESE

Passando ad una breve analisi del voto locale, a Settimo, possiamo affermare che gli elettori hanno dimostrato di avere più memoria dei suddetti politici, esprimendo con il loro voto dissenso e cambiamento: infatti anche qui perde il PD e avanzano Lega e M5S (alle lezioni comunali di 4 anni fa avevamo raggiunto il 18,5% e alle nazionali del 2013 e del 2018 abbiamo avuto una crescita rilevante).  Ancor più rilevante se paragonata ai risultati ottenuti dal PD che a Settimo perde quasi il 7% dei propri voti alla Camera e oltre il 10% dei suoi elettori al Senato. Una vera e propria debàcle in un territorio da sempre governato dalla sinistra, in un Comune così poco abituato ad alternanze politiche.


Dal punto di vista ‘logistico’ la giornata del voto ha subito disagi anche a Settimo a causa delle lunghe code dovute ai tagliandi antifrode che hanno rallentato le operazioni. La situazione è sembrata complicata anche per la distribuzione disomogenea di numero di votanti per sezione: ci sono sezioni da 400/500 ed altre da 1000 abitanti, probabilmente quartieri in cui le edificazioni in anni recenti hanno portato tante persone in più. Per questo abbiamo chiesto in una Capigruppo di rivedere la distribuzione dei votanti per sezione basandosi su dati aggiornati relativi che tengano conto della situazione demografica aggiornata per ogni zona.

IN CONCLUSIONE…

Lo avevamo detto: è il momento di partecipare di scegliere, di cambiare! Non possiamo quindi che guardare con soddisfazione e speranza al voto locale, un vento di cambiamento anche nella piccola roccaforte di sinistra, residenza di importanti esponenti del partito a livello sovracomunale. Avevamo chiesto un voto fatto di cuore e testa, un voto di partecipazione al cambiamento e il risultato c’è stato. I cittadini vogliono scrivere il loro programma e sono sempre più fiduciosi che il M5S sia davvero l’unica forza politica interessata a rendere questo Paese migliore. È un cambiamento culturale e politico necessario: in Parlamento come nei Comuni. Che sia il preludio non solo della nascita della Terza Repubblica, ma anche di risultati ancora più importanti alle prossime amministrative del 2019…

Come sempre noi vigileremo e continueremo a fare ciò per cui ci stiamo impegnando da quattro anni: il controllo delle azioni del governo locale e la trasparenza. A rivedere le stelle…

 

Hasta Siempre Segretario!

A questo punto sarebbe bello invitare l’onnipresente e onnipotente segretario del Partito Democratico di Settimo Milanese ad un confronto pubblico sui temi toccati dalla sua intervista su Settegiorni: un incontro dove vengano snocciolati i dati di cui parla e di cui si fa vanto ma che per il momento non ci consentono di essere un comune virtuoso e all’avanguardia come invece dovremmo essere, pur governando il paese da oltre 40 anni. Vorremmo comunicare al signor Cazzaniga che quelle che lui considera proposte impercorribili sono già realtà consolidate in dozzine di comuni italiani. Proposte come il bilancio partecipato, i cestini pubblici differenziati, gli eco-compattatori, l’interscambio tra le due linee di autobus 423/433 e i campi da beach volley non sono fantascienza ma proposte realizzabili. Sorprende anche il fatto che il PD di Settimo farà compagna per il sì al referendum soltanto perché la Direzione nazionale ha dato questa indicazione… e poi parlano di eterodirezione nel movimento! Ormai la sindrome renziana della mistificazione dei fatti ha contagiato anche il segretario PD di Settimo, non ce ne vogliano i due segretari ma ormai sono entrambi provetti barzellettieri che si smentiscono da soli.

Ed infine vorremmo far notare quello che nella sua intervista è la chicca tra le chicche, la ciliegina sulla torta dell’incoerenza, il diamante bugiardo che risplende sul velluto nero: se il compito di questa nuova segreteria PD è “recuperare un rapporto serio con i giovani” allora significa che fino ad adesso abbiamo scherzato. Il disinnamoramento di cui Cazzanniga parla è evidente anche nel nostro comune: nasce e prolifera sotto la sua reggenza e quella del Pd, per non parlare a livello nazionale e i centinaia di indagati che hanno, insomma causano il problema e ora vogliono proporre la soluzione un po’ come se capitan Schettino si mettesse a dare lezioni di navigazione. Semplicemente ridicolo.
Comunque segnaliamo al presidente a vita della Fondazione Quercioli, nonché ex sindaco, nonché segretario, nonché ex allievo Causa Pia d’Adda, nonché ex presidente Cimep, nonché eminenza grigia PD che, nel Movimento, di giovani appassionati di politica ce ne sono molti. Giovani che, forse, si attivano con noi per offrire un servizio alla comunità e anche come conseguenza al disgusto provocato proprio dal loro modo di far politica.