Inizia così il “nuovo” mandato: tre consigli, tre “scivoloni”.

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“Scivolone” lo ha definito l’attuale Presidente del Consiglio ciò che è avvenuto l’altro ieri sera. Non aver spedito a tutti i consiglieri i documenti per poter esercitare un voto informato è per lui uno “scivolone”. Aver definito materie, numero componenti e numero delle commissioni consiliari in palese violazione del regolamento è stato un altro “scivolone”. Aver consentito al primo consiglio il tifo da stadio anche dopo le naturali felicitazioni iniziali è stato un altro “scivolone”.

Ogni Consiglio uno “scivolone”. Ogni Consiglio uno “scivolone” in cui il capocomico cade sempre dalla stessa parte politica quando scivola: la sua. Negligenze, incapacità, mancata conoscenza del regolamento, mancata terzietà nel suo ruolo, mancato rispetto delle minoranze, tutte questo ha portato tutte le opposizioni a chiedere le dimissioni del presidente del consiglio Massimo Sacchi.

Oltre venti anni di esercizio della professione di politico lo hanno logorato.

Cinque mandati sono un po’ troppi. Dopo 10 anni da colonello e 10 anni da generale chi glielo ha fatto fare di iniziare la carriera di caporale. Una strana carriera la sua segnata da una forte dipendenza dalla cadrega. Ci chiediamo perché non abbia deciso di uscire di scena per tempo alla fine del mandato di sindaco. Forse per ambizioni “metropolitane”. Ma non lo hanno messo in lista. Forse per continuare a controllare i “giovani” amministratori PD. Ma sta facendo loro solo male con questi “scivoloni”. Dopo quasi ventuno anni e evidenti poche motivazioni forse è il caso di lasciare il palcoscenico. Tra l’altro ne gioverebbe, visto il suo spiccato senso estetico, anche l’armonia del vero o presunto rinnovamento quando si guarda il tavolo degli assessori durante il Consiglio.